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giovedì 6 dicembre 2001


E' triste dirlo, ma forse, siamo giunti all'ultima spiaggia!

Siamo giunti oramai al 6 di dicembre e tutto tace.
Saremmo felici se tutto tacesse ma noi, avessimo tutti la tranquillità del principe di Condé, allorquando questi, avendo un battaglia decisiva per il giorno dopo, andò tranquillamente a dormire e riposò placidamente.
Infatti egli aveva già pianificato ogni cosa.
Ma per noi, che non abbiamo nulla nelle nostre mani, questa attesa snervante, questo assurdo silenzio, questa totale assenza di azioni in campo, ci porta solo a pensare che oramai tutto è finito.




A meno che......

Non organizziamo qualcosa che ci possa consentire di avere quelle assicurazioni, che tanto aspettiamo.

Ma, a questo punto della nostra gloriosa storia, è necessario fare un serio esame di coscienza, ognuno di noi, per quel che ha fatto, quel che non ha fatto e per quello che poteva fare!

Anche io, come coordinatore nazionale, ho sbagliato!
Si io per primo devo fare ammenda dei gravi errori, che ho compiuto e di questo chiedo scusa a tutti voi.
Ho assunto un compito per il quale non sono stato all'altezza.
Ho sbagliato ed il fallimento del raggiungimento dell'obiettivo stabilizzazione è oramai palpabile.
Non sono stato capace di portare avanti una politica convincente, che facesse davvero rendere conto, anche ai più intransigenti, che dopo tutto noi lottavamo per la stessa cosa.
Le mie argomentazioni hanno sempre cozzato con le diversità generazionali e geografiche; ed alla hanno contribuito ad allargare questo divario.
Che sempre di più, si è sentito. Ad ogni iniziativa messa in campo, c'erano sempre colleghi pronti solo a criticare ed a cercare di farla fallire miseramente.
Per non parlare della grave distrazione che in molti di noi ha provocato l'odore della carica sindacale, dicesi quadro.
Io per primo ci sono cascato.
Sono davvero dispiaciuto, perché avremmo potuto essere un gruppo compatto, un unica vera grande forza e tutti uniti, VERAMENTE UNITI, avremmo potuto conquistare l'agenzia del territorio.
Ho sbagliato perché avrei dovuto trarre insegnamento dalle iniziative passate, e per questo che rimpiango le giornate di sciopero del 20 e del 21 settembre 2000, ed per questo che rimpiango la fredda serata del 4 dicembre 2000.
Care colleghe e cari colleghi, scusatemi ma ho ed abbiamo sbagliato.
Solo un miracolo potrebbe scamparci da un destino oramai scritto, che molti conoscono, ma che in tanti tacciono.
Ma, nelle vene di ognuno di noi, scorre quella linfa vitale che si chiama sangue e che nessuno si sognerebbe mai di rinnegare; se ognuno di noi ha ancora un briciolo di autostima, se crede fermamente nella propria idea, se odia in modo immane l'ingiustizia, se aborra ogni forma di violenza contro l'uomo ebbene allora che metta in campo ogni pensiero e azione dei quali possano avvantaggiarsene tutti.
Gridiamo con foga, un ultima volta, con tutta la rabbia che ci hanno fatto ingoiare ora per ora, giono per giorno, i nostri diritti e rivendichiamo, di fronte a questa società bieca ed iniqua, falsa moralista e tangentocrate che è ora di finirla, una volta e per tutte, che ora basta, che ora è giunta l'ora della nostra riscossa.
Oggi noi vogliamo un posto di lavoro!
Per questo, da Napoli parte un ultima grande e forte iniziativa, volta a far montare la protesta in ogni dove.
Per i motivi succitati abbiamo indetto un'assemblea l'11/12/2001 nei locali posti al piano primo dell'ufficio provinciale del territorio di Napoli, li, i tecnici ex LSU degli uffici provinciali dell'Agenzia del territorio di Avellino, Benevento, Caserta, Napoli e Salerno, si riuniranno per discutere sulle possibili iniziative da mettere in campo, stante la totale assenza di azioni volte a dare certezza al prosieguo delle loro attività nell'agenzia del territorio, già a partire dal gennaio 2002.

E dunque, invitiamo tutti i colleghi, degli uffici dell'agenzia italiani, alla massima attenzione al problema e sopratutto a porre in essere iniziative come questa di Napoli, magari nella stessa giornata dell'11/12/01, al fine di discutere ed organizzarsi per porre in essere iniziative volte alla nostra stabilizzazione nei ruoli, e di non trovarci impreparati a brutte sorprese.

Ribadiamo dunque che al momento non esiste nessuna notizia rassicurante e nessuna iniziativa positiva, messa in campo da parte di alcuno, e chi vi dice di stare tranquilli: o non sa nulla, o comunque vuole nascondere qualcosa.
A questo punto le chiacchiere e le promesse non ci servono più.
Abbiamo la necessità degli atti scritti e firmati.
Facciamoci coraggio.


Leggiamo ora la trascrizione del documento che abbiamo inviato a tutti gli uffici, la direzione centrale, ed alle OO.SS. di Categoria Nazionali.


Oggetto : richiesta di assemblea plenaria dei tecnici a contratto

Egregio Dirigente,
I sottoscritti rappresentanti sindacali dei lavoratori dell’agenzia del Territorio, ufficio provinciale di Napoli:

Considerato l’iniquo taglio che sarà effettuato sulla retribuzione del progetto incentivato di recupero straordinario, (pagamento del lavoro differente da quello pattuito preventivamente), da parte della Direzione Centrale.

Visto che allo stato attuale non esiste nessuna certezza circa il rinnovo del nostro contratto, ed il prosieguo del nostro cammino in questa amministrazione al fine di una definitiva assunzione a tempo indeterminato nei ruoli occupati da anni.

Preso Atto della mancanza di azioni tali da garantire una minima risoluzione del problema occupazionale degli ex LSU oggi tecnici con contratto a termine.
Auspicando un rapido e risolutivo intervento da parte delle OO.SS. nazionali di categoria.

C H I E D O N O

Al fine di discutere degli argomenti di cui sopra, per il giorno 11 dicembre 2001 di indire un’assemblea plenaria di tutti i tecnici con contratto a termine che operano presso le sedi provinciali del territorio della Regione Campania, a partire dalle ore 8.30 sino ad esaurimento degli argomenti.
Sono pertanto invitati a partecipare tutti i colleghi dei vari uffici della Regione Campania.



Leggi il documento originale, clicca quì, fai il download cliccando quì.





In questi ultimi anni, ho conosciuto molte persone, tutti con lo stesso desiderio: il mio.
E questo è bellissimo; basta crederci veramente.
Un abbraccio.

Federico RIGHI



Torna a scrivere, dopo una lunga assenza, Marco Cavicchia:

L'ennesima presa per i fondelli a danno dei precari
:

In questi ultimi anni, ho conosciuti molte persone, tutti con lo stesso problema.
Siamo tutti diversi, veniamo da culture diverse, abbiamo età differenti, politicamente ci sono tante idee contrastanti, ma siamo tutti uniti su un unico obiettivo e cementati su un solo ideale.
E questo è bellissimo.
Come se per incanto non ci fossero più pregiudizi e differenze, e l’ideale vola alto al di sopra di ogni ambiguità e il pensiero umano diventa spavaldo fino al punto da sfidare qualsiasi ostacolo.
Come un nugolo di Argonauti, con lo stesso ideale, a cui la storia ha dato l’appuntamento con la gloria. Qualcosa da ricordare e tramandare ai propri figli, per intraprendere poi il giudizio con i posteri.
Eppure le cose cambiano.

E se fosse tutto sbagliato!

In tutto il mondo la vita di un individuo è costellata da tante esperienze, che più o meno si somigliano tutte, e tutte portano inevitabilmente alla ricerca della risoluzione di un unico, fondamentale e drammatico quesito:
“la ricerca di un posto di lavoro”.
Sono esenti da questo problema un piccola e fortunata minoranza, a cui il sottoscritto evidentemente non si rivolge.
Tutto inizia finita la scuola, è da quel momento che si capisce che la vita sarà molto dura, e si comprende che sarà più facile trovare una donna che un posto di lavoro, il che è tutto dire! Considerando l’instabilità psico-fisica dell’essere “femminile”.
Il primo punto di riferimento per trovare occupazione è “il collocamento”, e qui sono dolori seri. Se prima era difficile trovare lavoro ora sarà quasi impossibile.
Dico quasi, perché c’è sempre l’eccezione che conferma la regola, infatti molti di noi “poveri disgraziati” è proprio tramite collocamento che hanno trovato l’attuale posto di lavoro. Certo chiamarlo posto di lavoro è anche troppo benigno, visto che è un rapporto di lavoro a tempo determinato, il che si traduce sempre in una situazione di precariato continuo. Ogni volta che si avvicina la scadenza contrattuale ci “tocca” stringere i denti e pregare che qualche santo (parlamentare) ci faccia la grazia del nuovo rinnovo, sempre però a tempo determinato. E via cosi fino a che non ti prende un “colpo” e finalmente si ponga fine a questo scempio legalizzato.
Un giorno uno dei tanti “santi parlamentari” disse:

“basta con il posto fisso”.

È da li che prese forma questa strana e inquietante forma contrattuale che si chiama contratto a termine, ed è da li che le cose cambiarono.
Le cose cambiano.
Continua.......

mancano

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