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L'isolamento sul posto di lavoro è un'epidemia che in Italia interessa più di 700.000 persone.

http://www.corriere.it/corriere/2000/01/20/fcu/a0016019.htm




Fatti più in là, è in arrivo il «mobbing»


L'ultimo caso segnalato riguarda un impiegato della polizia ad Alessandria. L'Ibm e la Volkswagen hanno preso iniziative per combattere il fenomeno.
Uno studio sulle discriminazioni da lavoro, che colpisce il quattro per cento dei dipendenti


Prima di tutto il nome, «mobbing», che da qualche tempo si insinua in molte conversazioni. Deriva dal verbo inglese «to mob» che significa «assalire tumultuando in massa, malmenare, aggredire». L'espressione è stata usata da Konrad Lorenz per indicare il comportamento di alcuni animali quando si coalizzano contro un membro del gruppo fino a escluderlo dalla comunità.

Gli esperti sostengono che può essere di due tipi: «verticale», quando un capo sobillato da strategie aziendali si accanisce contro un suo sottoposto per costringerlo a licenziarsi; oppure «orizzontale», quando un gruppo cerca di emarginare un collega usando una psicologia da branco e molestie collettive per renderlo vulnerabile e poi azzannarlo.

Si tratta solo di colorate ma anemiche ipotesi alimentate da un diffuso vittimismo? A convincere anche i più scettici di quanto si stiano dilatando i rapporti vittime-carnefici nei luoghi di lavoro una prova decisiva: alcune grandi aziende hanno istituito appositi uffici per arginare l'ansia e la depressione scatenati dal mobbing. Per esempio: l'Ibm ha inaugurato un dipartimento benessere diretto da Martin Sepulveda, vicepresidente dell'Occupational Health Services; il Crédit Lyonnais ha voluto un osservatorio con medici e specialisti; la Volkswagen ha sottoscritto un accordo con i sindacati per rendere meno contagioso il fenomeno.

Ma perché proprio ora il mobbing è diventato di attualità? Fusioni nazionali e internazionali hanno creato in banche, società editoriali, pubblicitarie, assicurative, doppioni di uffici e di mansioni che allarmano i dipendenti e li rendono nemici dei loro colleghi- concorrenti. Non solo. Come sottolinea il volume francese «L'entreprise barbare» di Durieux e Jourdain, all'origine della nuova violenza nelle imprese c'è la visione finanziaria imposta ai vertici aziendali dai grandi fondi di investimento: il valore delle azioni aumenta se il personale viene decimato.

E in Italia come andiamo a mobbing? A indagare la situazione ecco un libro ricco di dati scritto dal neuropsichiatra Renato Gilioli, che dirige il centro per il disadattamento della Clinica del lavoro di Milano, e da suo nipote Alessandro, giornalista.

In «Cattivi capi, cattivi colleghi» viene riportata una ricerca dell'«European Foundation for the improvement of living and working conditions» secondo la quale il 4 per cento dei dipendenti italiani, e cioè circa 720 mila persone, sarebbero state colpite da forme di terrorismo psicologico sul lavoro. Proprio ieri è salito agli onori della cronaca Giampiero Buscaglia, 46 anni di Alessandria, impiegato amministrativo di polizia. Il senatore Natale Ripamonti dei Verdi ha sottoposto il suo caso ai ministri dell'Interno e del Lavoro. Buscaglia si è anche rivolto al giudice del lavoro contro la dequalificazione professionale e per il riconoscimento del mobbing da lui subito.

All'improvviso il malcapitato viene escluso dal circuito delle notizie utili e delle riunioni, gli vengono affidati incarichi inferiori alle sue capacità, viene aggredito da improvvisi silenzi, pettegolezzi infondati, rimproveri eccessivi, controlli assurdi. E lui come reagisce al disagio e all'isolamento? Pare che tenda ad autocolpevolizzarsi, a cercare in sé e non nell'ambiente di lavoro la causa di quanto gli sta accadendo. Così diventa incapace di opporsi all'esclusione e all'emarginazione .

La vittima ricorrente sarebbe il Fantozzi di turno? Macché. Secondo le ricerche riportate dagli autori del libro spesso sarebbe il troppo bravo, il troppo creativo o, più semplicemente, l'ultimo venuto non ancora assimilato dal gruppo. Il mobbing insidierebbe sia chi svolge lavori umili sia chi occupa ruoli prestigiosi. Quasi una costante l'età media dell'aggredito: intorno ai 45 anni, stagione di stipendi elevati, spesso però bisognosa di quegli aggiornamenti professionali già appresi dai più giovani. Ma se in un passato recentissimo il mobbing poteva apparire un sistema per eliminare i dipendenti più efficace e meno costoso del licenziamento, ora si starebbe diffondendo la consapevolezza che imbarbarimento e violenza nei rapporti aziendali danneggiano il rendimento complessivo . Dunque il mobbing sarebbe da combattere anche perché poco redditizio.

Il libro non è fatto solo di numeri e statistiche. A raccontare con immediatezza umiliazioni, solitudini e ferite che possono portare anche alla malattia o al suicidio ci sono nove testimonianze, drammi sommersi e angosciosi di vite reali. Metamorfosi kafkiane che iniziano con mutazioni in apparenza irrilevanti. Come un posto auto di colpo cancellato dal parcheggio della fabbrica.

Per ora i sindacati in Italia non sembrano impazienti di occuparsi del mobbing. Chi ha dei problemi viene invitato a rivolgersi al servizio Ambiente, salute e sicurezza della Camera del lavoro di Milano. Ma già su Internet stanno proliferando centinaia di siti.

Insomma, anche chi è disinteressato al tema può sfogliare senza noia questo libro. In pratica spiega come la mondializzazione sia in grado di risvegliare comportamenti umani di ferocia primitiva.

Donata Righetti, ,ä * Il libro: Alessandro e Renato Gilioli, «Cattivi capi, cattivi colleghi», Mondadori, pagg. 192, lire 27 mila.


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